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Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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Volume I tomo 2

Documenti. a) Relazione del Commissario di Polizia, Cav. Alliata-Bronner, sugli anarchici italiani in Brasile (a. 1909)

Relazione del Commissario di Polizia, Cav. Alliata-Bronner, sugli anarchici italiani in Brasile (a. 1909) [1]

S. Paolo 30 giugno 1909

A S.E.
Il Sig. Comm. Avv. Luigi BRUNO R. Ministro d’Italia

PETROPOLIS

Oggetto:
Servizio di vigilanza su gli anarchici in Brasile.

Le condizioni del servizio a me affidato sulle mene degli affiliati italiani ai partiti sovversivi in questa regione, non variarono di molto in questi mesi, da quando ebbi già l’onore di esporre verbalmente all’E.V. e di riassumere nelle mie ultime relazioni a S.E. il Ministro dell’Interno (comunicato in copia all’E.V.), l’una sulla stampa sovversiva italiana in Brasile e l’altra sulla venuta del Professore e deputato socialista On. Enrico FERRI [non reperite all’ACSR; n.d.r.].

Dall’epoca della istituzione presso questa R. Legazione (1901) di un servizio speciale di Polizia, la fisionomia dei gruppi (non oso dire Partiti) sovversivi italiani è venuta man mano modificandosi, subendo pur essa la metamorfosi o meglio il processo storico evolutivo d’ogni pensiero politico. I Socialisti in generale, sovversivi per eccellenza or son 15 anni, gradatamente, come è noto, per la suddivisione delle loro teorie in caste e chiesuole, per le reciproche personali e feroci demolizioni e per altre cause, dimostrarono la vacuità delle loro tendenze rivoluzionarie e si adattaron in maggioranza a conseguire riforme parziali in prò delle masse proletarie; riforme proposte o fatte proprie dalla Borghesia dominante, per tendenza all’assimilazione o per riparo al dilagare di pretese maggiori. È pertanto venuta la gran maggioranza dei Socialisti d’oggi a svestirsi di carattere materialmente rivoluzionario e a sottrarsi, per naturale e logica conseguenza, alla stretta vigilanza delle Polizie, le quali in essi non scorgono più gli elementi immediatamente pericolosi per l’ordine e per le istituzioni nazionali, ma semplicemente degli avveniristi della Politica economica e, in più de’ casi, dei possibilisti pel governo della pubblica Cosa. Non accenno nemmeno ai Repubblicani che sono una vera e propria « quantité négligeable » nelle nostre colonie del Brasile e mi limito ad accennare ai resultati della vigilanza esercitata, nei limiti del possibile, su gli anarchici e su i più irreduttibili socialisti, compresi sotto il nome di Sindaca- listi-rivoluzionarj.

A dire il vero, per quanto non scarsi questi ultimi, specie in S. Paolo, che accolse parecchi de’ sindacalisti rifuggiati d’Italia, primo tra i quali il De Ambrys, essi serbano un corretto contegno, limitandosi per lo più a tenere con gli amici e correligionari d’Italia, attiva corrispondenza epistolare invitandoli (sistema ben facile e comodo di lontano) a riprendere le agitazioni agrarie, soffocate lo scorso anno nel risaputo modo, e a tentare di organizzare in Leghe di resistenza, meno effimere delle attuali, il proletariato del Brasile centrale che può ben dirsi: proletariato internazionale. Ma, scarsi oltre ogni credere ne sono per adesso i risultati; sia per appunto per tale internazionalità che genera scissioni e antagonismi, sia per la diversità de’ caratteri e delle tendenze e gli opposti interessi, sia ancor più per la precarietà e instabilità in luogo della massa operaia qui accorsa dai diversi Paesi europei a solo fine di temporaneo, immediato lucro e quindi non radicalmente legata, con fede e trasporto dell’animo a’ continuativi interessi di casta e di ambiente! Invano i Sindacalisti e gli Anarchici italiani tentano in ogni guisa galvanizzare le masse: l’elevazione di queste alla comprensione di più alte finalità politiche, economiche e sociali, è ben lungi dall’esser raggiunta; sicché la plebe operaja cede solo all’urto di una immediata e troppo stridente offesa d’interessi, ma non è capace ancora di provvedere con le forti organizzazioni e le altre diverse forme di elevazione del Proletariato, alla salvaguardia del proprio avvenire. Ne conseguono scoppi improvvisi, inconsulti e ben poco disciplinati in Rio, specialmente in S. Paolo e in Santos sotto forma di violenti scioperi ne’ quali però, è d’uopo riconoscerlo, l’azione provocatrice è più delle Polizie locali che degli scioperanti stessi, salvo eccezioni.

I Gruppi anarchici esistono al Brasile di nome più che di fatto: l’azione e la propaganda isolate individuali da parte d’individui per lo più privi di una qualunque coltura, sono la norma dell’ambiente anarchico. Di gruppi d’italiani ve n’è uno a Rio, uno a Ribeirào Preto, quattro a S. Paolo, uno a Santos (di 8 individui!), a Thatinguera, a Ponta Grossa, a S. Carlos, a Baurù etc. ma sono gruppi creati e sostenuti quasi più per ambizione personale dei capi o segretari di gruppo, come si usano chiamare, che per vera e propria organizzazione stabile di cui non si ha e non si vuole avere il concetto, come d’altronde è nei principi dell’anarchismo. Accennerò a quelli di S. Paolo come ai più notevoli e de’ quali qualcuno, come dirò, è vero focolare dannoso se non pericoloso di propaganda.

1) Gruppo « Aurora » guidato dagli anarchici Pietro Frigeri e Velia Onofri: conta una quarantina di aderenti e contribuenti volontari. Si raduna qua e là senza sede propria nei quartieri bassi della città (Lavapes, Braz, Cambucy) appellandosi anche gruppo di Cambucy. Dispensa opuscoli di propaganda organizza baldorie e balli in cui spesso succedono risse sanguinose; ne fanno parte diversi pregiudicati e ladri.

2) Gruppo della « Battaglia », diretto dal noto anarchico Oreste Ristori dirett. propriet. del giornale omonimo e dal suo intimo compagno A. Cerchia]. Ne sono esponenti numerosi tipografi e metallurgici e alcune loro donne. Formano il nucleo più intellettuale; vi si tengono frequenti discorsi dal Ristori, dal Cerchiaj, da Damiani, da Sorelli, da Boni ecc., a scopo di propaganda e per raccimolare fondi pel giornale e per sottoscrizioni di solidarietà. Gli affiliati dispongono di discreti mezzi essendo quasi tutti operaj che guadagnano dai 7 ai 10 000 [reis] al giorno! perciò poco pericolosi.

3) Gruppo cosidetto del « Ponte grande ». Sono appena una ventina d’italiani di misera condizione, quasi tutti spazzini, calzolaj, mattonatori, renajuoli ed altri mestieri bassi. Li raduna di tanto in tanto l’anarchico Monachesi Guido per asservirli agli intenti della « Federacào Geral dos Operarios », che ha sede in Largo do Riachuelo n.7 A, federazione con intenti socialisti-sindacalisti, ma aspramente combattuta dagli altri anarchici e da’ socialisti stessi di altre gradazioni.

4) Gruppo « Pensiero ed Azione » detto anche gruppo del Bom Retiro. Ne fanno parte un centinajo di operaj, quasi tutti muratori, falegnami e addetti alle vicine officine ferroviarie: si radunano a conferenze, a feste e a bicchierate quasi tutte le Domeniche. Ne è l’anima tal Enrico D’Avino, giovine colto e, dicesi, di nobile famiglia lucchese, che è riuscito a costituire come emanazione del gruppo, e con la cooperazione diretta del propagandista Tobia Boni, del Ristori, di Chiari Gino ed altri una scuola elementare promiscua, frequentata stabilmente da circa 50 alunni, tra maschi e femmine, quasi tutti figli o parenti degli anarchici del circolo. In detta scuola il D’Avino, che ne ritrae la sussistenza, e i suoi amici fanno spiccata e continua propaganda sovversiva instillando ne’ giovani cuori degli allievi il più crudele odio di classe e la negazione di principi religiosi e morali ed esponendo a continuato vilipendio soprattutto le persone della nostra Reale Famiglia peggio e più che non faccia il noto Damiani sulla « Battaglia » del Compagno Ristori!

Impotenti per se stessi, incapaci, anche individualmente esaminati, di una azione qualunque di materiali violenze a scopo politico, come di una intellettuale, profonda propaganda delle teorie anarchiche, gli anarchici italiani in Brasile, un migliaio tutt’al più fra tutti, si destano o si assopiscono nella loro attività sovversiva e di cooperazione a moti di piazza, o più frequentemente a veri e proprj attentati contro le proprietà e le persone, a seconda, oso affermarlo, la condizione economica più che di animo, per la quale passano. Un anarchico che oggi si pone più in vista, frequentando con assiduità il gruppo cui è ascritto, leggendo e spingendo operai, per lo più incoscienti, ad abbeverarsi nel veleno delle pubblicazioni sovversive, domani d’un tratto si scoglia di tanto suo zelo, non si propone più, né incita oltre a rovesciare troni, altari o seggi presidenziali, non predica nelle osterie contro l’aborrito padrone, contro il capitalista borghese ... perché, perché ha saputo trovare da metter su un piccolo laboratorio, un’officina, una rivendita, dove immediatamente egli inizia la sua azione sfruttatrice del lavoro del Compagno; azione che jeri egli tanto stigmatizzava! Ovunque avverrà così; ma è qui più che altrove, che gli anarchici più temibili diventano discreti borghesi almeno per quel tanto di tempo in cui o ricevono una buona paga o prosperano diversamente né loro piccoli negozi. V’ha certamente molti individui di profonda convinzione, sul tipo de’ Damiani, dei Cerchiaj, dei D’Avino, del Velia, del Boni, del Gudini, etc. ma è l’inveterato odio contro tutto ciò che è ordine, proprietà, concetto della famiglia, della morale pubblica ecc., che li anima con la tendenza sempre o quasi, insoddisfatta di vivere alle altrui spese; ma scompaiono nella generalità e la loro propaganda, deleteria in altri ambienti, riesce in Brasile vacua e priva, per fortuna, di risultati pratici. Non avverrà mai, io penso e non mi perito ad affermarlo, che si formi in Brasile nello elemento anarchico come al presente si manifesta, un complotto qualunque vero e reale per una dimostrazione delittuosa delle più arrischiate teorie dell’anarchismo.

La mia azione di riservata vigilanza su tutti costoro, non ne sorte pertanto più facile e sicura. Appunto per questo carattere instabile e versipelle, direi, della maggioranza di questi connazionali, profughi in gran parte dall’Italia per reati comuni o politici strettamente a quelli connessi, occorre seguirli sempre, come faccio quotidianamente, nelle loro manifestazioni, nelle loro mosse e gite irrequiete dall’uno all’altro punto del territorio. Oggi ne scompaiono dieci, domani ne riappariscono altrettanti, rimasti fm’allora nell’ombra d’un temporaneo benestare o d’un qualsiasi pacifico amorazzo! Chi non fu pericoloso finora potrebbe divenirlo e, solo, senza un coadiutore realmente fidato, faccio del mio meglio con relazioni dirette e indirette, per esser al giorno anche di piccoli fatti che li riguardino; sicché alle volte, per conoscere il cognome e soprattutto il luogo di nascita, dai più gelosamente celati, di alcuno, per chieder poi in patria opportune informazioni, debbo mettere in atto le più diverse forme d’investigazione; tenendo pur presente il riserbo impostomi dalla mia situazione all’estero, e la necessità assoluta di non svegliar clamori sulla mia azione, nonché il nessun ajuto che in altri Paesi europei e specialmente in Francia, io potrei sperare dalle Polizie locali. Più volte ho infatti tentato sotto diversa forma di procurarmi tale specie di ausilio, ma sempre e special- mente dalla Polizia Paulista, ho trovato indifferenza, mutismo e quasi disdegno di prestarsi per una coadjuvazione qualsiasi. Gli anarchici negli anni passati si sentivano o si ritenevano più forti e incoraggiati nella loro propaganda di azione e di violenza, da una certa affinità che li legava ai partiti similari; ma entrati, come ho dianzi accennato, i gruppi socialisti in un’orbita diversa, essi, gli anarchici, anche di fronte alla riprovazione universale, in un Paese così conservatore, dei loro metodi di violenza e delle loro aspirazioni di distruzione della proprietà privata, si sentirono scoraggiati ed ora sono molto meno disposti che pel passato ad una affermazione qualsiasi. Sono pertanto trascurati dalle Polizie locali nelle loro preventive misure; salvo ad abbandonarsi poi a feroci repressioni non appena dal campo delle teorie, operai organizzati o anarchici tentino di scendere a moti di piazza.

La mia azione, essendo al contrario, esclusivamente preventiva, è blanda, nulla quasi nelle apparenze; ma tenendo io in mano buone fila informative, sono sempre in grado di avvertire a tempo i miei Superiori d’ogni reale contingenza o delittuoso proposito. È così che possono passare settimane e anche dei mesi senza che la mia attività, dirò così, epistolare sia rilevante; ma per contrario, da funzionario anziano, senza preoccupazioni né iattanze, ma senza abbandoni, so il fatto mio; e mi sento in grado di poter quando ché sia risponder con piena responsabilità ai miei Superiori della fiducia in me riposta.

Per corrispondere peraltro al desiderio espresso dall’E.V. in una lettera a questo R. Console Generale, trasmetto qui allegato un riassunto della corrispondenza ufficiale tenuta in questi ultimi mesi, quale risulta dalle mie rubriche e protocollo speciale; non senza subordinatamente ripetere che il mio lavoro essendo di carattere essenzialmente fiduciario ed investigativo, non è certamente ad un controllo di lettere scritte o ricevute che possa farsi capo per convenientemente apprezzare una maggiore o minore attività nel servizio cui fui preposto, or son già vari anni, dalla fiducia e personale estimazione del-PEcc.mo Presidente del Consiglio, Ministro dell’Interno.

Ed aggiungerò che la maggior parte della mia corrispondenza non ha carattere ufficiale, nè ufficioso, consistendo soprattutto in lettere, biglietti, note informative, notizie chieste o date, a fiduciari o altre persone con le quali mi occorre di esser in relazione per sapere, conoscere etc. Sono appuntamenti, viaggi, discorsi, piccoli favori resi ecc. che mi agevolano il compito, quando pur non restano varie volte sterili o sproporzionati nei risultati, di fronte a viaggi, a spese, a tempo perdutovi appresso.

Infine, solo a titolo di ricordo, accenno alla qualche utilità che il mio servizio informativo presta a questo R. Consolato Gen. e più potrebbe prestare agli altri RR Ufficj quando ne fossi interessato, per richieste e notizie di genere estraneo alla vigilanza su i sovversivi italiani, come l’eco dello spirito pubblico delle Colonie, situazioni morali e finanziare di commercianti, di istituzioni, società, scuole etc. indagini e deduzioni che invano alle volte pretendesi ottenere esatto da corrispondenti ufficiali ma non disinteressati sempre nelle ristrette cerehie degli ambienti locali.

Come ho detto espongo in allegato il prospetto della mia corrispondenza, a firma di questo R. Console Gen. o per Esso da me, debitamente autorizzato.

Con profondo ossequio.

Il R. Commissario di P.S. in missione alla R. Legazione in Brasile Alliata-Bronner


[1ACSR: Ministero dell’Interno. Direzione Generale di P. S. Ufficio Riservato (1879- 1912), b. 13, fase. 41, sottofasc. 13. Il testo di questo interessante documento, venne inviato nel giu. 1909, dal commissario Alliata-Bronner, preposto al servizio speciale di vigilanza, esistente presso la Legazione italiana di S. Paolo, all’allora R. Ministro d’Italia in Petropolis (Rio de Janeiro). Copia del medesimo venne trasmesso — su esplicita richiesta del suo estensore, che evidentemente sperava in un riconoscimento o, quantomeno, in un trasferimento ad incarico meno gravoso — al Ministro dell’Interno, con allegata lettera di accompagnamento del R. Console d’Italia in S. Paolo, in cui si esprimeva « soddisfazione per il prudente, regolare e lodevole servizio che il detto funzionario qui presta ».

La « Relazione » si compone di otto fitte cartelle dattiloscritte, nelle quali il diligente funzionario forniva una sintesi dell’attività svolta in quello scorcio di tempo, dagli anarchici italiani in Brasile, riferendo minuziosamente sulla geografia e la composizione dei gruppi, da lui accertati per quell’anno, nello Stato di S. Paolo. Da rilevare è anche la costante preoccupazione del relatore, di intercalare ogni annotazione con giudizi e personali valutazioni, obiettivamente serene, se si considera il punto di vista, ovviamente ostile, dell’estensore.

Il documento (tuttora inedito) mi è parso degno di nota, per la dovizia di notizie, altrove di difficile accertamento e la loro generale attendibilità, per quanto almeno, mi è stato possibile controllare. Ne pubblico, pertanto, il testo integrale, certo di fare cosa grata agli storici dei movimenti sociali e del movimento anarchico in particolare, nei paesi dell’America Latina.


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