Bettini

Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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Bettini-0684

La Battaglia

periodico settimanale anarchico; poi: periodico rivoluzionario anarchico

  • Sottotitolo:
    • Dal 3 dic. 1905 (a. II, n. 58; o, forse, da uno dei tre n. precedenti, non reperiti): Periodico settimanale anarchico.
    • Per il solo n. del 7 lug. 1912 (a. Vili, n. 359): Periodico rivoluzionario anarchico.
  • Luogo di pubblicazione: S. Paolo.
  • Durata: [giu. 1904 (a. I, n. 1)] 19 mar. 1905 (a. I, n. 35) — 1 sett. 1912 (a. VIII, n. 367). La numerazione è progressiva.
  • Periodicità: Settimanale
  • Direttore:
    • Oreste Ristori.
    • al 7 genn. 1912 (a. VIII, n. 336): Gigi Damiani.
  • Formato:
    • Per i n. 35 e 36 (19 e 26 mar. 1905), rispettivamente cm. 31 × 48,5 e 33,5 × 48,5.
    • Dal 23 giu. 1905 (a. I, n. 46; o da uno dei precedenti n., non reperiti): cm. 36,5 × 53,5.
    • Dal 28 mag. 1911 (a. VII, n. 307): cm. 41,5 × 61.
    • Dal 1 mag. 1912 (a. VIII, n. 352): cm. 47 × 66.
    • Dall’11 mag. 1912 (a. VIII, n. 353): cm. 41,5 × 63.
  • Pagine: 4.
  • Colonne:
    • 4.
    • Dal 23 giu. 1905 (a. I, n. 46; o, forse, da uno dei precedenti n., non reperiti): 5.
  • Note tipogr.: Dal 25 ott. 1908 (a. V, n. 189) al 10 genn. 1909 (a. V, n. 199) e dal 31 genn. 1909 (a. V, n. 201) al 7 febb. 1909 (a. V, n. 202), il giornale viene stampato su carta rosa. Con le stesse caratteristiche esce anche il n. del 14 genn. 1910 (a. VI, n. 244).

Fondata e diretta da Oreste Ristori — un livornese emigrato a Buenos-Aires ma riparato, successivamente, in Brasile per sfuggire le repressioni messe in atto dal governo argentino, dopo l’approvazione della cosidetta «ley de residencia» — La Battaglia può, a buon diritto, ritenersi il massimo organo di propaganda e d’intervento degli anarchici italo-brasiliani. L’autorevole e ininterrotta collaborazione di noti esponenti libertari, quali Gigi Damiani, Alessandro Cerchiai e Angelo Bandoni, contribuì, d’altronde, a garantire al periodico un livello qualitativamente elevato e quel tono estremamente vivace e combattivo, che ne fecero ben presto uno dei fogli più apprezzati, fra quelli prodotti dall’emigrazione anarchica italiana nell’America Latina. « Il nuovo settimanale anarchico — scriveva poco dopo la cessazione delle pubblicazioni, un cronista del movimento sovversivo italo-brasiliano — ebbe una schietta e simpatica accoglienza in tutti i centri dello Stato e per i suoi propositi e per le sue audacie ben presto si fece largo nel campo proletario. L’apparire della Battaglia segna veramente l’inizio a un’opera di propaganda metodica e costante, cosa che per il passato non era stato possibile » (M. Stanga, Il movimento sociale al Brasile. Rassegna cronologica, in «La Propaganda Libertaria» (S. Paolo) , a. I, n. 6, del 17 dic. 1913).

Contrario a tutte le tendenze « esclusiviste » dell’anarchismo (anticlericalismo, sindacalismo, neo-malthusianesimo, antimilitarismo, etc.), che frenano — affermava — e limitano l’azione rivoluzionaria, lasciando « nella più beata tranquillità il nemico comune: lo stato capitalista» (cf. A. Cerchiai, Dosimetria sovversiva. La rivoluzione in pillole, n. 212, del 21 apr. 1909), il foglio di Ristori, pur richiamandosi ad una linea d’intransigente « ortodossia », evitò sempre di definirsi sulla base di schemi ideologici e tattici precostituiti. Così, sul terreno organizzativo, non espresse mai posizioni precise o proposte concrete, pur essendo come linea di tendenza, favorevole ad un genere d’intervento politico organizzato e coordinato. « L’incoerenza, per l’anarchico — si legge in Una risposta all’« Avanti! », n. 77, del 29 apr. 1906 — … non è nell’organizzazione in sè stessa (compatibilissima al certo con tutti i principii dell’anarchia) ma nello spirito autoritario che anima questa organizzazione. Ora, se l’organizzazione che l’anarchico accetta e nella quale svolge la sua attività, è libertaria per eccellenza, se non stabilisce delle rinunzie forzose e delle discipline, se nessun potere di maggioranze verrà a soffocare le iniziative individuali, se ciascuno vi potrà agire liberamente, accettare o non accettare un dato principio, un dato metodo di lotta, una data idea, l’anarchico servendosene, è coerente con sè stesso e con le proprie idealità … Resta a sapersi, ora, se è possibile una organizzazione anarchica, vale a dire anti-autoritaria, in regime borghese. A me pare di si. Anzi, non pare, è certo. Migliaia di aggruppamenti anarchici, di circoli libertarii, circoli di studi sociali, senza presidenti, senza statuti, senza Commissioni Esecutive, senza plenipotenziari, sono là a dimostrarlo ».

Estrema diffidenza mostrò invece il periodico, nei confronti dell’organizzazione sindacale e, in genere, della corrente anarco-sindacalista — rappresentata, in Brasile, principalmente da Luigi Magrassi e Giulio Sorelli, segretario, quest’ultimo, della « Federazione Operaia » di S. Paolo — contro la quale ebbero modo di pronunziarsi a turno, in epoche e circostanze diverse e con scritti di diverso valore e intonazione, tutti i principali redattori e collaboratori del giornale. Così, ad es., A. Cerchiai (Anarchismo o opportunismo?, n. 69, del 25 febb. 1906), per il quale il sindacalismo, « la nuova e rancida rincarnazione del corporativismo, è il nuovo verbo pel quale si sdoppiano le coscienze dei novelli anarchici del socialismo, schiere ridicole di ombre vagolanti nell’assurdo, d’impotenti catechizzatori di una prudenza ipocrita, di apostati vigliacchi che preferiscono mistificare un ideale che confessarsi candidamente, senza eufemismi, tali e quali essi sono » (lo scritto provocò varie reazioni, fra cui quella di A. Ceccarelli, che da Buenos Aires rispose con una secca protesta (Anarchismo o confusionismo?), pubblicata sul n. 74, del 1 apr. 1906); G. Damiani (Un assioma sbagliato , n. 170, del 31 mag. 1908: « Il sindacalismo è una fatalità storica, ne convengo. Senza i socialisti anarcoidi e gli anarchici socialistoidi, ci sarebbe stato lo stesso: risponde ad una necessità sociale ed umana. Le pecore lo praticavano anche prima del diluvio universale. All’approssimarsi dei lupi si serravano in bando e cantavano: forti siamo!! E chi ci guadagnava era il lupo»): A. Bandoni (Criteri di lotta, n. 136 e 137, dell’8 e 15 sett. 1907); etc. Estremamente indicativo della scarsa considerazione in cui era tenuta la corrente sindacalista è, d’altronde, il sarcastico commento con cui venne liquidato il 1° Congresso Operaio Brasiliano (Rio de Janeiro, 15-22 apr. 1905) e che compare sul n. 76, del 22 apr. 1906, sotto il tit. Un Congresso Inter, di batraci a Rio.

Altrettanto netta fu, comunque, la presa di posizione contro le dottrine « alla moda » degli individualisti neostirneriani. Parole durissime si ritrovano qua e là, sulle colonne del giornale, a stigmatizzare « quella aberrazione della mente » che è il « concetto erroneo dell’anarchico individualista; distruttore della società, nemico di tutte le organizzazioni, isolato da tutto, cospirante da solo contro i fati del cielo e della terra » (cf. Una risposta all’« Avanti! », cit.). Vd., ad es., i duri attacchi polemici di A. Cerchiai contro gli organi individualisti Vir, di Firenze, e L’Agitatore, di Buenos Aires, rispettivamente negli scritti Utopia e realtà, n. 134, del 25 ag. 1907 e L’anarchismo enimmatico, n. 203, del 14 febb. 1909.

* * *

Sul terreno dell’intervento, La Battaglia affrontò tutti i maggiori problemi politici e sociali del Paese, attaccando coraggiosamente le oligarchie dei proprietari terrieri, denunciando la rapacità padronale, gli abusi ed i crimini polizieschi e le porcherie del clero, intervenendo contro il vergognoso sfruttamento della mano d’opera straniera e del lavoro minorile (cf., su quest’ultimo tema, La strage degli innocenti, n. III, del 10 febb. 1907) e portando avanti, infine, una lodevole opera di educazione e di sensibilizzazione su molti problemi sociali (fra cui l’alcoolismo, che costituiva, purtroppo, una delle maggiori piaghe del Brasile; vd., per un es., l’appello Operai, non bevete!, sul n. 191, dell’8 nov. 1908). Nel corso della seconda annata, il giornale s’impegnò, in particolare, in una violenta campagna contro la massoneria, una delle componenti (col clero e gli organi di polizia) di quella « triplice alleanza » che l’organo anarchico additava quale responsabile della grave crisi economica e politica in cui era piombato il Brasile. (« L’architetto di questo sporco edificio — scriveva A. Cerchiai, in Preti, poliziotti e massoni, n. 72, del 18 mar. 1906 — l’ha dato la massoneria e lo sostiene il gesuitismo; la polizia ha l’incarico di castigare i recalcitranti »). Vd, fra gli altri, gli art.: Le pagliacciate della massoneria svelate al popolo, n. 52, del 16 sett. 1905; La Massoneria all’apogeo del ridicolo, n. 53, del 30 sett. 1905; La Massoneria è la più maccheronica e chiercuta istituzione borghese, n. 54, del 15 ott. 1905; La Massoneria sotto processo, n. 60, del 17 dic. 1905. Da segnalare è ancora lo scritto, di qualche anno più tardi, di G. Damiani, Un’altra canaglia della Massoneria, n. 228, del 5 sett. 1909, diretto a smascherare le mene eversive messe in atto, in quell’anno, dalla coalizione massonica; e l’art. La massoneria e il movimento operaio, n. 394 (de La Barricata) del 20 apr. 1913, con cui si metteva in guardia che «come riflesso di un’azione identica svoltasi in Europa e specialmente in Francia, avremo, o forse abbiamo, anche qui un tentativo d’inquinazione … massonica nelle organizzazioni di resistenza proletarie».

Dove massimamente si rivela la combattività dell’organo anarchico, è tuttavia nell’intervento in favore dei lavoratori agricoli delle zone caffeifere e nella denuncia del regime feudale e schiavista, di fatto vigente nelle fazendas brasiliane. Su questi due temi, La Battaglia impostò una coraggiosa campagna, portata avanti ininterrottamente per tutta la durata delle pubblicazioni, particolarmente attraverso le rubr. fisse Dalla fazenda maledetta, Dalle Caienne Brasiliane e Dall’interno dello Stato. Valgano, a titolo di es. di questa appassionata difesa dei diritti dei coloni, gli scritti di O. Ristori, Retrocessione verso l’animalità primitiva, n. 85 e 87, dell’8 e 22 lug. 1906; oltre quelli apparsi sotto il tit. generico Gli orrori delle ‘fazendas’ (n. 98 e 100, del 21 ott. e 11 nov. 1906) destinato a designare una nuova rubr., rimasta, invece, senza seguito.

Al contrario, non paiono essere approdati a nessun risultato concreto, gli sforzi diretti a una penetrazione politica all’interno dell’ambiente colonico stesso. Al fine « di emancipare i coloni dallo stato di abbrutimento morale e vergognosa schiavitù in cui sono immersi », il giornale aveva anche avanzato il progetto di costituire una Lega di Propaganda Libertaria per le ‘fazendas’ (cf. n. 117, del 31 mar. 1907); ma anche per le obiettive difficoltà a contattare materialmente i lavoratori agricoli delle zone caffeifere, mantenuti in uno stato di pressoché assoluta segregazione (le uniche possibilità d’incontro fra il contingente colonico delle fazendas e l’elemento dimorante in località dell’interno e composto per lo più di piccoli commercianti, si avevano in occasione dello spaccio e dello scambio dei prodotti), l’iniziativa risultò inattuabile. Ancora qualche anno più tardi, i redattori dovevano amaramente constatare che « vi sono delle zone immense, delle intere regioni ove non è per anco penetrato il raggio di un’idea a illuminare le menti; centinaia e centinaia di fazendas, che son vere galere, ove regna un silenzio di morte e una incoscienza esasperante; ove i coloni, assuefatti da tempo a condizioni abbrutenti di schiavitù, idiotizzati dalla religione cristiana e dal prete, non saprebbero concepire né, forse, desiderare una vita meno bestiale di quella cui sono condannati » (La schiavitù dei coloni. Quello che si deve fare, n. 314, del 23 lug. 1911).

Di fronte a tale stato di cose ed alla constatata difficoltà di porvi in qualche modo rimedio, l’organo anarchico si adoperò per impedire almeno l’importazione di nuovi contingenti di lavoratori da destinare alle aziende agricole, sia svolgendo un intenso lavoro di controinformazione fra i connazionali della madrepatria, sia e soprattutto, opponendosi energicamente alle manovre che il governo brasiliano metteva periodicamente in atto per ottenere la revoca del « decreto Prinetti » (26 mar. 1902), con cui era stata vietata la continuazione delle operazioni d’imbarco gratuito verso il Brasile. Fra i molti scritti destinati a sostenere questa campagna antiemigratoria, si citano: Schiavi per le ’ fazendas ’, n. 69, del 25 febb. 1906; Lavoratori, non venite in Brasile!, n. 70, del 4 mar. 1906; Contro l’immigrazione. Appello alla solidarietà degli amici e dei compagni, n. 72, del 18 mar. 1906 (dove viene annunciato che « a cura de La Battaglia sarà pubblicato fra breve un opuscolo, in italiano, in ispagnuolo e in portoghese, in cui saranno condensate le delizie di questa vita felice, agonizzante sotto il bel cielo della Repubblica»); « Mastri Antonio », L’immigrazione, n. 184, del 13 sett. 1908; G. Damiani, La parola del ciarlatano, n. 223, del 18 lug. 1909 (a proposito di un tendenzioso intervento di E. Ferri, alla Camera, mirante a riproporre l’avvio di una politica emigratoria verso il Brasile); etc.

* * *

Alla fine del 1911, O. Ristori, con decisione «che per la sua irrevocabilità, ci ha lasciato tutti dolorosamente sorpresi », lasciava la redazione de La Battaglia, che dal n. 336, del 7 genn. 1912, venne assunta da G. Damiani. Cf., su tale n., il trafiletto Poche parole… (Alcuni mesi più tardi verrà precisato che Ristori abbandonò l’impegno redazionale, « dichiarando di non credere più nella redenzione del popolo e l’ideale considerando come concezione permessa a pochi ». Cf. Ai compagni ed agli abbonati, n. 367, del 1 sett. 1912).

Coadiuvato da A. Cerchiai, Damiani tenne la direzione del periodico per poco più di un anno: un arco di tempo relativamente breve ma senza dubbio fra i più tormentati per la vita del giornale, divenuto bersaglio di attacchi ingiuriosi e provocatori e oggetto di critiche e dicerie sotto il profilo, particolarmente, della sua conduzione amministrativa. Nel mag. 1912, l’organo anarchico Tierra y Libertad di Barcelona, era anzi giunto ad accogliere una corrispondenza di certo J. Fernandez Monteiro, nella quale si accusava la vecchia redazione de La Battaglia di essersi appropriata dei fondi di una sottscrizione aperta « pro rivoluzione messicana». Alle «fantastiche e sporche accuse» ospitate sulle colonne del foglio barcellonese, Damiani e Cerchiai avevano risposto con una fiera smentita, in cui si chiedeva altresì, una riparazione « al male fattoci sia pure inconsciamente, ma con molta leggerezza » (cf. Contro un’infamia, in « Il Risveglio Socialista-Anarchico » (Ginevra), n. 339, del 17 ag. 1912; ed anche U. Fedeli, Gigi Damiani. Note biografiche…, Cesena 1954, pp. 22-23); ma essendosi dovuto constatare il persistere di una marcata diffidenza nei confronti del giornale, venne presa alla fine una serie di provvedimenti, fra cui quello di mutarne il tit. Il n. 367, del 1 sett. 1912, uscì recando in manchette l’avvertenza che « a cominciare dal prossimo n. La Battaglia cambierà nome e si chiamerà La Barricata »: una decisione — confermava il già cit. redazionale Ai compagni ed agli abbonati — presa anche in considerazione del fatto « che intorno alla Battaglia si sono accumulati sospetti e dicerie ed in molti è la certezza che essa sia fonte di tanti guadagni ».

La vita del giornale sembra tuttavia che fosse già definitivamente compromessa, tanto che nel mar. dell’anno successivo, questi dovette adattarsi ad uscire su due sole pp., dopo essersi fuso col foglio, di lingua portoghese, Germinal! « A questa decisione — chiariva una breve nota redazionale (Cose nostre), pubbl. sul n. dell’8 mar. 1913 de La Barricata — si venne non perché la mancanza di mezzi impedisse la pubblicazione di due settimanali, ma perché attualmente mancano uomini che si possano dedicare esclusivamente al giornale e con cognizioni di quello che devono fare ». La soluzione non ebbe però carattere « transitorio », come si sperava, giacché due mesi più tardi il giornale dovette prendere nota che anche Damiani aveva declinato l’incarico redazionale (le sue dimissioni sono annunciate nel trafiletto Congedo…, che compare sul n. 396, del 10 mag. 1913). Rimasto così privo di tutti i suoi elementi più validi, l’organo anarchico si avviò rapidamente verso la sua cessazione, per sparire definitivamente il 17 ag. di quello stesso anno.


Anziani luoghi di consultazione (1971) / bibliografia:

I.I.S.G. (Alla raccolta mancano i n.: 1-34; 37-45; 48; 49; 51; 55-57; 60-63; 104; 127; 144-146; 161; 210; 214; 215; 224-226; 252; 290; 303; 328; 332-335; 343; 344).
BA: Fondo Fabbri, n. 50. (Possiede i n.: 249 del 22 febb. 1910; 253-255; 257-259; 261-267).


Complementi

 Collegamenti agli archivi
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