Bettini

Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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Bettini-0713

Liberiamo Masetti!

edito per cura del “Gruppo riviluzionario italiano” di Parigi

  • Sottotitolo: Edito per cura del « Gruppo Rivoluzionario Italiano » di Parigi.
  • Luogo di pubblicazione: Parigi.
  • Tipografia: Courbevoie, «La Cootypographie », 11, rue de Metz.
  • Durata: nov. 1913.
  • Periodicità: Numero unico.
  • Gerente: Émile Aubin.
  • Formato: cm. 38 × 55,7.
  • Pagine: 4.
  • Colonne: 5.

Circa due mesi prima dell’apparizione di questo n.u., il giornale bolognese Rompete le File!, aveva fatto pervenire alle maggiori personalità del paese (giuristi, scrittori, uomini politici), una circolare-questionario, con la quale si sollecitava un imparziale e sereno giudizio, sulla procedura adottata dalle autorità governative, nei confronti di A. Masetti, allora recluso nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, per avere, nell’ott. 1911, manifestato con un clamoroso atto d’insubordinazione, il suo dissenso alla guerra libica. Le risposte pervenute alla redazione dell’organo bolognese, da parte di numerosi esponenti del mondo culturale e politico — concordi, tutti, nel giudicare scandalosi e illegali i provvedimenti governativi — vennero ripresi e pubblicati anche da molti quotidiani nazionali d’informazione, che contribuirono così, a far rimbalzare clamorosamente, il « caso Masetti » al centro dell’attenzione pubblica. Vd., per tali precedenti, G. Cerrito, L’antimilitarismo anarchico in Italia nel primo ventennio del secolo, Pistoia 1968, pp. 29 sqq.; oltre i ricordi di A. Felicani (all’epoca redattore del Rompete le File!), in «Controcorrente» (Boston), n. 50, Summer 1966, pp. 9-11.

Approfittando di questo clima favorevole, gli anarchici moltiplicarono ovviamente gli sforzi, per_reclamare la liberazione del recluso di Montelupo, mantenendo viva l’agitazione, non solo in Italia, ma anche all’estero, e particolarmente in Francia e Svizzera, dove si erano formati dei « Comitati di difesa ». È nell’ambito di tali iniziative, che s’inserisce appunto, la pubblicazione di questo n.u., di cui si era fatto promotore ed editore il « Gruppo Rivoluzionario Italiano » di Parigi, che allo scopo era riuscito a garantirsi una vasta collaborazione internazionale e l’adesione — si sottolineava con orgoglio — di « uomini che si sono guadagnati un posto eminente nella considerazione universale, per la loro opera di redenzione umana, sia nel campo del sapere, che in quello della lotta quotidiana contro le ingiustizie sociali » (cf. Il nostro Scopo).

Vi compaiono infatti, scritti di Ch. Malato (Le coup de fusil d’un Humanitaire); L. Galleani (Alle Madri d’Italia!); F. Domela Nieuwenhuis (Un Eroe); L. Bertoni (Obbedienza o Ribellione?); E. Malatesta (Contro un delitto); F. Vezzani (I Savi); oltre a numerose lettere di adesione — di L. Molinari, A. Cipriani, G. Yvetot, J. Grave, Ch. Cornelissen e a. — pubblicate sotto il tit. collettivo di La Solidarietà Intemazionale.

È a Maria Rygier tuttavia, la rivoluzionaria che già all’indomani dell’attentato si era posta al centro delle agitazioni pro-Masetti, che si deve il contributo di maggior interesse documentario (Contro un mostruoso Arbitrio!) e nel quale viene fatto, in pratica, il punto sulla situazione. Reclamando la liberazione di Masetti — vi è detto — gli anarchici chiedono solo « una cosa eminentemente legale, semplice, legittima ». Chiedono, cioè, che « il governo, il quale nell’affare Masetti, ha violato sfacciatamente la legge, ritorni oggi nella legalità e ripari, per quanto è ancora possibile, il suo arbitrio ». La procedura, peraltro irregolare — come viene confermato da illustri giuristi — con cui si volle liquidare il « caso Masetti », legittimano infatti il sospetto, che le autorità si siano attenute solo a considerazioni di opportunità politica; pertanto e a prescindere dalle profonde motivazioni ideologiche ed umane che tale caso riassume, la voce di protesta che sale dalla base proletaria e popolare per ottenere la liberazione del recluso di Montelupo, è da ritenersi più che mai lecita e, se non altro, la si deve interpretare come l’ovvia richiesta di un formale rispetto della «legalità».


Anziani luoghi di consultazione (1971) / bibliografia:

I.I.S.G.


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