Bettini

Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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Bettini-0878

L’Agitatore

periodico comunista anarchico

  • Sottotitolo: Periodico comunista anarchico.
  • Luogo di pubblicazione: Neuchâtel.
  • Tipografia: Neuchâtel, Imp. Commerciale (Ferd. Germani, imprimeur)
  • Durata: 2 lug. 1898 (a. I, n. 1) — 17 sett. 1898 (a. I, n. 12).
  • Periodicità: Settimanale.
  • Direttore: [Giuseppe Ciancabilla].
  • Formato: cm. 35 × 50.
  • Pagine:
    • 4.
    • Esce a 2 pp. il n. 12.
  • Colonne: 4.
  • Prezzo: « Centesimi 10 la copia ».

I moti popolari del mag. 1898, a Milano, avevano radicato in molti ambienti sovversivi, la convinzione che l’Italia stesse attraversando ormai, una fase potenzialmente rivoluzionaria. Più che una nuova sconfitta proletaria, le agitazioni milanesi si erano configurate infatti, come il sintomo di uno stato di disagio, maturo per trasformarsi in aperte manifestazioni insurrezionali; come confermavano, d’altronde, le paure della stessa classe dirigente, il cui ricorso all’apparato militare per sedare la rivolta, tradiva la propria incapacità a controllare, ormai, con mezzi diversi, il malcontento popolare.

Portavoce di tale corrente d’opinioni, fu appunto L’Agitatore, organo di un gruppo di esuli anarchici, riparati in territorio elvetico per sfuggire alla violenta ondata reazionaria che si era abbattuta in Italia. Facevano parte del corpo redazionale, Domenico Zavattero, Oreste Giuseppe Boffìno, il tipografo Ferdinando Germani di Arce (Caserta), nella cui « Imprimerie commerciale », sita al secondo piano di un’abitazione in Bahnhosstrasse, il foglio veniva stampato; il ventiduenne Giuseppe Colombelli di Novara, che svolse, comunque, incarichi prevalentemente amministrativi; e, infine, il giornalista romano Giuseppe Ciancabilla (« Kordian »), già redattore dell’organo socialista Avanti!, ma da qualche mese passato alle file dell’anarchismo. Della nuova iniziativa editoriale, Ciancabilla era stato anzi, il principale promotore e suoi sono d’altronde, tutti gli art. di fondo, con cui l’organo anarchico si scagliò, specie nei primi n., contro la « politica personale, di casta, di dinastia » dei Savoia (« questi avventurieri della spada che hanno scorazzato e l’Asia e l’Europa in cerca di un trono»; cf. La camicia di ferro, n. 2, del 9 lug.) nella speranza di rinfocolare il clima antisabaudo creatosi con i moti di maggio e favorevole — si riteneva — a un rovesciamento dell’Istituto monarchico in Italia. (A mostrare quanto radicata fosse la convinzione di un imminente sollevamento popolare antimonarchico, è significativo che proprio in quello scorcio di mesi si andassero costituendo negli Stati Uniti, dei Comitati «per l’aiuto ai futuri moti rivoluzionari d’Italia»; cf., sul n. 11, del 10 sett., la rubr. Da lettere e Cartoline. Notizia tanto più interessante, se collegata al caso Bresci, per spiegare il clima in cui maturò l’attentato a Umberto I). « L’ostacolo principale che per il momento bisogna abbattere — scriveva G. Ciancabilla ne II nostro obbiettivo (n. 3, del 16 lug.) — è la monarchia; questa monarchia che galleggia sul sangue, sia per costituirsi, sia per mantenersi, sia per distruggersi. Poiché essa va distruggendosi da sé, inevitabilmente. Il dissidio tra essa e il popolo è ora così profondo quanto non fu mai. Da un lato dell’abisso questa funerea sintesi dei malanni d’Italia, questa accozzaglia di regali banditi della sciabola e del terrore; dall’altro la massa immensa del popolo che soffre, che langue, che muore, che si rivolta e che si rivolterà. Noi dobbiamo dunque acuire questo dissidio. E poiché purtroppo in Italia la massa incosciente che si ribella non può ancora percepire la lotta per un ideale astratto e lontano, perchè appena dall’ideale è sfiorata, occorre abituare questa massa a concentrare … il suo spirito di vendetta, contro un nemico vivente, palpabile, reale … cioè il governo monarchico».

Lungo questa linea il foglio si mosse per tutta la durata delle pubblicazioni, anche se dopo il quinto n. si nota un progressivo affìevolimento di tono, dovuto certamente al clima di maggiore distensione che si stava ristabilendo in Italia, specie dopo la cessazione dello stato d’assedio a Milano (di cui il giornale diede notizia col manifesto Dopo tre mesi (Memento), n. 6, del 6 ag.). Sconsolante dovette inoltre risultare l’assenteismo dello stesso movimento all’appello Per un aggruppamento anarchico (n. 5, del 30 lug.; accessibile anche nella riproduzione fattane daIl Risveglio comunista-anarchico (Ginevra), n. 641, del 17 mag. 1924, sotto il tit. Questione fondamentale), lanciato da Ciancabilla nell’intento di rinforzare, tramite una piattaforma organizzativa, le basi del movimento, in previsione, soprattutto, di nuovi possibili attacchi persecutori, « che non debbono sorprenderci — diceva — come i passati purtroppo ci sorpresero ». Il pressoché assoluto disinteresse per tale proposta, parrebbe infatti implicitamente confermato dal silenzio che si nota, nei n. successivi, su questo argomento, se si eccettuano le adesioni pervenute dai gruppi di Lucerna e di Bellinzona, di cui è data notizia, rispettivamente, sui n. 6 e 9, del 6 e 27 ag., nelle rubr. Movimento anarchico e Da Lettere e Cartoline.

Il deficit finanziario cominciava nel frattempo, a farsi particolarmente gravoso, tanto che il 17 sett., il giornale fu costretto a uscire su due sole p. Con tale data, d’altronde, il periodico cessò definitivamente le pubblicazioni, in conseguenza della nuova ondata di persecuzioni antianarchiche, scatenatesi dopo l’attentato di Luccheni contro l’imperatrice d’Austria. I redattori de L’Agitatore, che avevano commentato il fatto con un art. dal tit. estremamente significativo (Un colpo di lima, n. 12, del 17 sett.), vennero espulsi infatti, dalla Svizzera e qualcuno, come Pietro Gualducci, accompagnato alla frontiera italiana (cf. Combattiamo! (Genova), del 28 genn. 1900, nella corrispondenza da Nizza). Impossibilitato a rientrare in Italia, dove la polizia lo ricercava per un progetto, rimasto inattuato, di attentare alla vita di Bava Beccaris, Ciancabilla si recò invece, a Londra, da dove, poco dopo, potè imbarcarsi alla volta degli Stati Uniti. Di fatto a nulla potè approdare anche la coraggiosa iniziativa, partita subito dopo la soppressione del giornale, da un gruppo di anarchici superstiti dell’improvvisa sfuriata reazionaria, di riprendere « malgrado tutto e tutti, fin dalla settimana ventura … le interrotte pubblicazioni » (cf. la « Circolare » diramata da « La redazione » dell’Agitatore, pubb. in « Il Risveglio » (S. Paolo), a. I, n. 34, del 20 nov. 1898).

Nel corso della sua breve esistenza, L’Agitatore si era avvalso anche della collaborazione di Felice Vezzani (« Felix »), interrottasi, comunque, dopo pochi n., a causa di una serie di malintesi (cf. Una dichiarazione, n. 9, del 27 ag.; e, nel n. successivo del 3 sett., la risposta dei redattori, sotto il tit. Per una dichiarazione). Vd. di lui: Rivoluzionari, venite a noi! (n. 1, del 2 lug.); L’essere anarchici è un delitto? (n. 2, del 9 lug.); L’ostacolo (ivi); 14 Luglio (n. 3, del 16 lug.); La ricerca dei rimedi (ivi); e, sempre sul terzo n., la poesia Il Canto della fame, che Vezzani aveva comunque, già pubblicato nel 1895 a Buenos Aires, sul n.u. XX Settembre. Contributi minori avevano inoltre dato Vivaldo Lacchini e la compagna di G. Ciancabilla, Ersilia Grandi Cavedagni (« Ersilia »). Da segnalare, infine, è la pubblicazione di « alcuni brani, assolutamente inediti », delle dichirazioni rilasciate dall’avv. Barbato nel 1894, davanti al Tribunale militare di Palermo. Vd. Un raffronto storico. Le parole di Nicola Barbato, n. 9, del 27 ag.


Anziani luoghi di consultazione (1971) / bibliografia:

I.I.S.G. (Possiede i n. 2 e 3, del 9 e 16 lug. 1898).

Bibl. — J. Langhard, Die anarchische Bewegung in der Schweiz, 2a ed., Bern 1909, pp. 364-379; U. Fedeli, Giuseppe Ciancabilla, Cesena, ed. Antistato, 1965, pp. 33-36.


Complementi

CIRA-Losanna : n. 12, 1898 (fotoc. dell’Archivio federale svizzero)


Anche: questo titolo sulla RebAl (Rete della Biblioteche Anarchiche e Libertarie)

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