Bettini

Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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Bettini-0612

XX settembre

pubblicazione comunista-anarchica

  • Sottotitolo: Pubblicazione comunista-anarchica.
  • Motto: « Maledetta la patria, ove alta solo cresce l’onta, l’infamia e la miseria! » Heine — « L’Anarchia ed il comuniSmo sono i due termini necessari della rivoluzione » Carlo Cafiero.
  • Luogo di pubblicazione: Buenos Aires.
  • Durata: 20 sett. 1895.
  • Periodicità: Numero unico.
  • Formato: cm. 37,5 × 52.
  • Pagine: 4.
  • Colonne: 4.
  • Note tipogr.: La prima p. è interamente occupata da una complessa scena allegorica, nella quale si scorgono i rappresentanti della borghesia raccolti a banchetto e intenti a brindare, mentre, sulla destra, i coatti alle isole fremono nell’attesa dell’imminente rivoluzione sociale, simboleggiata da una figura femminile, che reca nella mano destra alzata, una face. In un riquadro, situato nella parte inferiore della p., il ritratto di Paolo Lega, « colui che tentò di vendicare tante vittime dell’oppressione borghese in Italia, sparando contro il ministro Crispi, che la personifica, una revolverata » (Cf. Paolo Lega, p. 3).

Nel 1885, la proposta presentata dal parlamento italiano, di dichiarare festa nazionale la ricorrenza del « Venti Settembre », aveva posto il governo di fronte a un’alternativa: o sconfessare una grande pagina della storia d’Italia o accettare il progetto parlamentare, col rischio però, di vedere compromessi i risultati di quella politica di conciliazione con la Santa Sede, che andava perseguendo da tempo. Nel dilemma, Crispi scelse la seconda soluzione, con lo scopo evidente di non offrire ulteriori motivi di dissenso a quelle frangie della borghesia liberale e progressista, che già apertamente osteggiava i suoi patetici sogni di espansione coloniale in Africa. (Di tale contraddittorio atteggiamento, in fatto di politica ecclesiastica, Crispi dovette poi rispondere a varie interpellanze, nella seduta alla Camera del 28 nov. 1895. Vd. Atti Parlamentari. Camera, leg. XIX, sess. la, pp. 2600 sqq).

L’esaltazione, in forma solenne e ufficiale, della storica data, si prestava in ogni modo, a pericolose speculazioni. La rievocazione dell’epopea risorgimentale e il richiamo al mito unitario, rendeva agevole infatti, l’invito agli italiani a riconoscersi nella patria comune e fomentare valori patriottardi in quei ceti popolari, la cui indifferenza alle mire imperialiste della borghesia nazionalista, stava giocando un ruolo determinante nel fallimento dell’impresa africana.

Della manovra si erano resi conto gli anarchici, cui non era sfuggita l’insolita « reclame » e « il baccano carnevalesco », che da qualche tempo si andava facendo intorno a tale ricorrenza. Nei pochi fogli che poterono vedere la luce nel corso di quell’anno (si ricordi che, per conseguenza delle leggi eccezionali, la stampa sovversiva era stata ridotta, quasi ovunque, al silenzio), la denuncia delle mene reazionarie e della trappola che si celava dietro l’improvvisa svolta giacobina della politica di Crispi, è pressoché costante. Su L’Ordine di Trieste (n. 1, del 1 nov. 1895), un ignoto articolista, nel denunciare L’Infamia africana, scriveva: « È trascorso appena un mese dalle assordanti, ahi troppo assordanti! feste brecciaiuole, dove si voleva solennizzare la morte della teocrazia papale e la libertà di un popolo, ed ecco quegli stessi uomini che hanno replicatamente e rumorosamente gridato in tutti i toni di libertà, di indipendenza, ordinare a colpi di cannone, la soppressione della libertà di un popolo … Per mezzo del patriottismo esclusivo, tenete vivo l’egoismo dei popoli, che ha le fatali conseguenze dell’egoismo individuale … Il patriottismo è il padre di quel mostro orribile e sanguinoso, chiamato guerra».

A Buenos Aires, invece, il gruppo editore de La Questione Sociale, si scagliava contro « la religione della patria, religione bugiarda e antiumana », dedicando alla propaganda antinazionalista, questo n.u. di « XX Settembre », il secondo che gli anarchici italiani diffondevano dall’Argentina, nel giro di pochi anni (il precedente, redatto però da altro gruppo, era apparso nel 1889). Le argomentazioni sono note o comunque facilmente intuibili. In sintesi: l’esaltazione del 20 sett., come festa patriottica, è innanzitutto un falso storico oltre che un affronto alla dignità popolare. Due sono in realtà le patrie: « quella degli sfruttatori, dei despoti e quella sconfinata dei proletari e dei salariati » (La patria dei ricchi e quella dei poveri). Il molto sangue versato, perchè si compisse quell’unità, oggi ufficialmente solennizzata « con tutta la pompa barocca della decadenza », fu solo « sangue di proletari, che si sacrificarono per dare ai borghesi una patria da sfruttare». La presa di Roma e il crollo del despotismo papale, non significò infatti, come si vorrebbe fare intendere, la fine dell’oscurantismo e il trionfo del libero pensiero, giacché « se cadde il potere temporale … subentrò, alla signoria papale, la signoria monarchica, al cattolicesismo il patriottismo, al sacro sinodo il parlamento, agli svizzeri del papa gli sbirri del re » (Cf. l’editoriale, XX Settembre).

Pertanto, in quest’ora di « gazzarra patriottica », rammenti il popolo che il concetto di patria « serve di pretesto agli uomini di governo per giustificare il militarismo, al banchiere per speculare sui fondi pubblici, all’industriale per monopolizzare la produzione col pretesto del protezionismo, a tutti costoro per fomentare nel lavoratore odii di nazionalità, che distolgono la sua mente da quelle idee di solidarietà internazionale, mercè la quale i lavoratori di tutti i paesi, potranno, in un giorno non lontano, dar l’ultima battaglia alla tirannide borghese nelle sue stesse cittadelle: la proprietà e lo Stato» (Cos’è la Patria).

La quarta p. del giornale è quasi interamente dedicata ai lettori di lingua spagnola (vi compare, fra l’altro, col tit. La Patria, un brano de La Sociedad muribunda y la Anarquía, di J. Grave). Da segnalare, infine, una poesia di Felice Vezzani (Il Canto della Fame).


Anziani luoghi di consultazione (1971) / bibliografia:

I.I.S.G.


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