Bettini

Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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Bettini-0774

Il Comunista

  • Motto: « La Proprietà è il Furto » — « L’Organizzazione è l’Enemica dei Lavoratori ».
  • Luogo di pubblicazione: Londra (sul n. 14 si legge semplicemente: « Anarchia — Tip. L’Anonimo »).
  • Durata: 9 apr. 1892 (n. 2) e s.d. [sett. 1893] (n. 14).
  • Formato:
    • Per il n. 2: cm. 37 × 51.
    • Per il n. 14: cm. 26 × 38.
  • Pagine: 2 (nel n. 2, la 2a è bianca).
  • Colonne:
    • 3.
    • Per il n. 14: 2.
  • Prezzo: « Sarà distribuito gratis ».
  • Note tipogr.: Un. 14 è stampato su carta rossa.

I due n. — qui indicati isolatamente, in quanto i soli redatti in italiano — fanno parte di una serie di complessivi 19 n., apparsi a Londra in lingua tedesca (Der Communist), fra il 2 apr. 1892 e l’ott. 1894. Ne era editore il «Gruppo dell’Anonimato», formatosi intorno al 1889, sul modello de « Gli Intransigenti » di Parigi, che proprio in quell’anno si era sciolto, in seguito all’arresto del suo principale animatore, V. Pini, e alla fuga in Inghilterra di Luigi Parmeggiani. Il gruppo londinese, che come ii precedente, era inficiato da un individualismo estremo e paradossale (sintetizzato, in pratica, nella formula « Fa quello che tu vorrai », che compare sulla testata del n. 14), ebbe vita particolarmente lunga. Ancora nel 1897 dava segni di attività, diffondendo il manifesto Ai camorristi del comunismo, redatto con l’ormai usuale violenza di linguaggio ed in termini chiaramente diffamatori, nei confronti di tutti gli esponenti più autorevoli del movimento anarchico organizzato, tanto da sollecitare una presa di posizione da parte di Malatesta, che rispondeva dalle colonne de L’Agitazione (Ancona) del 6 genn. 1898, con l’art. La fine di una mistificazione. Cf. L. Fabbri, Malatesta. L’uomo e il pensiero, Napoli 1951, pp. 177 sqq.

Fin dall’inizio d’altronde, intorno al circolo londinese si era andato creando un clima di diffidenza e di sospetti e non era mancato chi — sec. una tarda testimonianza di Ch. Malato (in « Le Peuple » (Parigi), 7 febb. 1938, cit. da J. Maitron, Histoire du mouvement anarchiste en France (1880-1914), Parigi 1951, p. 171) — avesse scorto dietro l’attività degli « Anonimi », la mano della polizia. A mostrare in che misura fosse effettivamente radicata tale convinzione, è sintomatico il fatto che la libellistica prodotta da questo nuovo gruppo intransigente, non di rado venisse data alle fiamme dagli stessi anarchici. Cf., per la notizia, «La Croce di Savoia» (Ginevra, a. I, n. 3 (8 ag. 1891), nella rubr. Movimento Sociale (corrispondenza da Milano).

A legittimare tale diffidenza, stava d’altronde tutto il sospetto comportamento del circolo londinese, la cui intransigenza iconoclasta autorizzava prudenti riserve sulla sincerità di tanto fanatismo, anche in considerazione del fatto che, proprio in quello scorcio di anni e sempre a Londra, un altro foglio intransigente (L’International, in lingua francese), il cui linguaggio non era in nulla dissimile da quello adottato dal « Gruppo Anonimato », era stato smascherato come organo della polizia.

Sospetto era pertanto l’accanimento con cui i compilatori de Il Comunista tentavano di smerciare, servendosi di un linguaggio di sapore chiaramente provocatorio, le loro equivoche formule « rivoluzionarie », che si riassumevano, in sostanza, nell’incitamento alla violenza indiscriminata e nella esaltazione del furto e della rapina, definiti i soli mezzi utili per perseguire l’abbattimento della borghesia. « L’espropriazione, le marmitte, il petrolio ed i zolfanelli, — affermava, in termini peraltro sconclusionati, l’ignoto autore dello scritto Ai Miserabili Umani!, che compare sul n. 14 — nell’ombra e coll’astuzia, producono un’emozione ammirabile e fruttifera per le idee che germono dagli atti ». Si aggiunga, inoltre, la violenza con cui il foglio si era costantemente scagliato contro tutte le correnti organizzate del movimento, con una ostinazione che pareva riflettere un preciso disegno di creare spaccature all’interno delle forze rivoluzionarie. Solo in tal senso, infatti, poteva spiegarsi quel continuo ricorso alla calunnia e alla diffamazione per gettare il discredito sugli esponenti più noti della corrente organizzata (fra i più bersagliati, figura S. Merlino, accusato di delazione, per un art. da questi pubblicato sul n. 35 de « L’Homme Libre», nel quale esprimevano riserve sul conto di Ravachol. Vd., rispettivamente sui n. 2 e 14, gli scritti Un nuovo Terzcighi collaboratore de « L’Homme Libre »).


Anziani luoghi di consultazione (1971) / bibliografia:

I.I.S.G. (Possiede il n. 14).
MF: P.i. b. 172, 42. (Possiede il n. 2).


Complementi

 Collegamenti agli archivi
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