Bettini

Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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Il Comunardo

periodico socialistico

  • Sottotitolo: Periodico socialistico.
  • Motto: “L’oppressa / nobile plebe al par dei re possiede / la sua porpora anch’essa. / Il fato la destina / a diventar regina” A. Aleardi. — “Sempre il novo ch’è grande4 appar menzogna… / Minaccia nè vergogna / No’l frena no’l rimove; / Prove accumula a prove… / Nè mai con laude bestemmia nocente
  • Luogo di pubblicazione: Fano .
  • Tipografia : Fano, Tipografia Lana.
  • Durata: 11 dic. 1873 (n. 1) — 1 genn. 1874 (n. 4). Manca l’indicazione dell’annata.
  • Periodicità: Settimanale.
  • Direttore: [Espartero Bellabarba].
  • Gerente: G. Battista Valentini, gerente responsabile gratuito.
  • Formato: cm. 20 × 29.
  • Pagine: 8.
  • Colonne: 2.

Nonostante l’esplicita dichiarazione di fede, nei “veri principi del socialismo” e le velleità barricadere del suo direttore Espartero Bellabarba — un giovane intellettuale, pochi anni dopo ripiegato su posizioni qualunquiste — Il Comunardo non trova termini di confronto con gli altri fogli internazionalisti, dai quali si distingue per il linguaggio letterario e ricercato ed il tono intellettualistico, che lo pongono chiaramente fuori da una realtà sociale di base, di cui non fu assolutamente espressione.

Preannunciato da una circolare, datata: Fano, 12 nov. 1873 (di cui la Bibl. Federiciana di Fano, conserva una bozza di stampa, corretta a mano, comprendente anche i “Patti di abbuonamento”, ossia la scheda di sottoscrizione al giornale), Il Comunardo dichiarava come meta “l’assoluta emancipazione politica, ed economica delle plebi, e quindi la eguaglianza, proclamata, di fatto, sopra i ruderi delle abbattute rocche del privilegio, e della menzogna”. A base del suo programma, poneva poi, il “principio della Ucarchia”: una stranezza, a mezzo fra letteraria e politica, che lo stesso Bellabarba, nell’editoriale del primo numero (a firma “Faust”), tenterà di definire come “la condizione civile degli uomini che vivono senza governo, come l’Anarchia è la distruzione del governo: quella è quieta ed effetto, questa è battaglia e cagione”.

Tutto il giornale d’altronde, è espressione di vuoti intellettualismi, di cui questo è solo un esempio; e “se non è facile stabilire un preciso rapporto fra la pubblicazione e l’ambiente locale, popolare e intellettuale” (E. Santarelli), è certo che pressoché nulli dovettero essere i legami del Comunardo e del suo gruppo redattore, con gli ambienti internazionalisti di base. E ciò a dispetto degli stessi intendimenti pedagogici del Bellabarba, che si riproponeva di spiegare “popolescamente i principi d’una scienza”, onde fare del suo giornale un foglio d’istruzione “anzi che di polemica” (cf. “Faust” ps. cit.), e quindi un organo di propaganda popolare.

Nel corso della sua breve apparizione — quattro numeri, tutti regolarmente sequestrati — Il Comunardo ha pubblicato un lungo monologo di “Faust” — Bellabarba, suddiviso in tre puntate (Sguardo generale; Sono i tempi maturi? ; Storia di Dio), comparse rispettivamente sui n. dell’11 e 18 dic. 1873 e 1 genn. 1874. In esso l’Aut. prendeva posizione a proposito dei maggiori problemi sociali: l’istruzione popolare (mezzo indispensabile per “abbattere lo idolo che appelliamo iddio”); l’emancipazione femminile; l’oppressione politica ed economica. Sul n. 3, del 25 dic. 1873, ospita un lungo scritto di Luigi Castellazzo (L’Internazionale), in polemica con Paride Suzzara Verdi e Alberto Mario: “erano ancora gli echi delle polemiche fra mazziniani e internazionalisti, fra socialisti e democratici”, commenta Santarelli; polemiche che d’altronde rispuntano ovunque — contro i monarchici, i cattolici, la borghesia — contraddicendo gli iniziali propositi dei redattori di elevarsi “dall’arena delle appassionate ed astiose polemiche personali alle serene sfere di una calma, e dignitosa discussione”.

Perseguitato ostinatamente dalle Autorità, il foglio fu costretto a cessare le pubblicazioni, meno di un mese dopo di averle iniziate. L’ultimo n. reca una “Protesta” contro i “sequestri a-gatta-cieca”, operati dal Regio Fisco e l’avvertimento “che il Comunardo non morrà: tutto al più muterà il nome, o la forma o forse anco il loco”. Poco dopo, tuttavia, il Bellabarba fu costretto a diramare una circolare, annunciante la sospensione delle pubblicazioni, perchè, vi si leggeva, il direttore del giornale, “distratto da altre particolari cure deve recare la sua dimora lunge da Fano”.

Bibl. —E. Santarelli, Una fonte per la storia del movimento socialista marchigiano: il “Comunardo” di Espartero Bellabarba, in Fano. Supplemento al n. 4, 1967, del “Notiziario d’informazione sui problemi cittadini”, Fano 1967, pp. 81-90. Per alcuni dati supplementari sul Bellabarba, vd. anche, A. Deli, Galantuomini e scapigliati a Fano nel 1876, ibid., “Supplemento al n. 4, 1970”, Fano, 1970, pp. 59-79, passim.


Anziani luoghi di consultazione (1971) / bibliografia:

Fano C.


Complementi

Il Comunardo. — Fano. — n. 1 (11 dic. 1873) — n. 4 (1 genn. 1874).

 Collegamenti agli archivi
Servizio bibliotecario nazionale:  http://id.sbn.it/bid/CFI0374162
Servizio bibliotecario nazionale (altra rifer.):  http://id.sbn.it/bid/ANA0488875

Anche: questo titolo sulla RebAl (Rete della Biblioteche Anarchiche e Libertarie)

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