Bettini

Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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Bettini-0705

L’International anarchiste = L’Internazionale-anarchico

organe révolutionnaire

  • Sottotitolo: Organe révolutionnaire.
  • Luogo di pubblicazione: Marseille.
  • Tipografia: Marseille, lmp. spéciale de « L’International-Anarchiste », rue Thiars, 21.
  • Durata: 16 ott. 1886 (a. I, n. 1) — 6 nov. 1886 (a. I, n. 4).
  • Periodicità: Settimanale.
  • Direttore: [Nicolò Converti].
  • Gerente: Léonce Cotinaud, L’Imprimeur-Gérant.
  • Formato: cm. 32 × 46.
  • Pagine: 4.
  • Colonne: 4.

Nel 1885, il medico e internazionalista calabrese Nicolò Converti, ben noto negli ambienti anarchici italiani, per il suo trascorso di militante e di publicista (a Napoli era stato editore dei fogli Il Masaniello e Il Piccone), si vide costretto a espatriare, per sottrarsi a una condanna a 22 mesi di carcere, inflittagli dal Tribunale di Firenze. La fuga dall’Italia, iniziatasi nel porto di Livorno, lo aveva condotto a Marsiglia, dopo una breve tappa a Bastia, in Corsica ed un periodo di soggiorno a Nizza, dov’era vissuto — come ricorderà egli stesso, in brevi e frammentarie Memorie autobiografiche) — impartendo lezioni d’italiano presso la colonia russa e lavorando, al tempo stesso, nella « Poterie artistique » di un tedesco.

Non nuovo agli ambienti sovversivi del centro focese — dove aveva già soggiornato nel 1881, figurando anzi, in quell’anno, tra i principali promotori delle agitazioni scoppiate in occasione del rientro delle truppe dalla Tunisia — Converti non ebbe, evidentemente, difficoltà a riallacciare le fila, per riprendere quivi, un’attiva propaganda rivoluzionaria. Accordatosi col connazionale Ugo Aquabona — un operaio tipografo riparato a Marsiglia nel 1883, per sfuggire alle repressioni — e con gli anarchici francesi Alexandre Tressaud, Justin Mazade e Henri Tricaud, lanciò infatti, il progetto della pubblicazione bilingue L’International-Anarchiste / L’Internazionale-Anarchico, la cui imminente apparizione venne notificata, verso i primi di ag. 1886, a mezzo di circolare a stampa.

Il nuovo periodico, apparso con un certo ritardo sul previsto, essendosi dovuti impiegare ancora due mesi per la raccolta dei fondi necessari, era redatto contemporaneamente in francese e in italiano; ciò che costituiva all’epoca — almeno per quanto concerne la storia del giornalismo anarchico — una novità senza precedenti, che si volle giustificare come una coerente quanto concreta manifestazione di antinazionalismo. « Facendo il giornale in due lingue — scrivevano infatti i redattori, nell’editoriale del primo n. (Ai nostri lettori) — abbiamo avuto per scopo di far cessare l’odio creato e sostenuto dalla stampa borghese del mezzogiorno, fra operai francesi e italiani. Odio stupido, che ha già disgraziatamente bagnato il suolo della nostra regione del sangue dei lavoratori dei due paesi. Tutti i nostri sforzi dunque tenderanno a riunirli in un medesimo pensiero: la guerra ai loro nemici comuni, guerra dei morti di fame contro i sazi, degli sfruttati contro gli sfruttatori, degli operai contro i borghesi, guerra internazionale senza pietà, fino alla completa scomparsa delle classi ».

Motivi ricorrenti su tutti i n. dell’organo italo-francese, furono comunque la polemica antimazziniana e il tema dei rapporti fra anarchici e repubblicani. Vd., ad es., il lungo scritto (anonimo) Repubblica — apparso, a puntate, a partire dal primo n. — nel quale si irrideva la pretesa dei repubblicani, di poter garantire, in un futuro sistema sociale fondato sul suffragio universale, il pieno esercizio della sovranità al popolo. Non ci parlino i repubblicani di sovranità del popolo — vi è detto — perchè non la vogliono: « la sovranità che vogliono questi messeri, si riduce a potersi scegliere dei padroni, che secondo essi dovrebbero essere gli uomini d’ingegno — i migliori, non volendo convincersi che al postutto anche ottenessimo questa nuova aristocrazia, quella dell’ingegno, noi rimarremmo invariabilmente schiavi — sia che fossimo comandati da un banchiere o da un uomo d’ingegno. La volontà del popolo non può esprimersi a mezzo delle elezioni. Che chi comanda lo faccia per grazia di Dio o per volontà del popolo, noi rimaniamo nell’un caso e nell’altro schiavi. Anzi i governi a base di suffragio sono peggiori di quelli di diritto divino, perchè hanno l’apparenza d’essere l’espressione dei nostri voleri».

Con Quistioni di metodo (n. 4, del 6 nov.), veniva dibattuto invece, lo spinoso problema delle alleanze tattiche con le altre forze rivoluzionarie. L’anonimo articolista (da identificarsi, quasi certamente, con lo stesso Converti) escludeva comunque, e categoricamente, la possibilità di accordi « al vertice » fra rivoluzionari di diverse tendenze e diffidava anzi gli anarchici, dal compiere in tal senso pericolose teorizzazioni. « Un falso sentimento rivoluzionario serpeggia nel nostro partito. Si dice: Noi anarchici siamo rivoluzionari innanzitutto; orbene pur di fare la rivoluzione, uniamoci con tutti i rivoluzionari in buona fede. È un errore che in parte trovò eco anche nel Congresso di Londra, e noi abbiamo il dovere di combatterlo ad oltranza. La rivoluzione deve farla il popolo; sarà in massima parte il frutto delle condizioni sociali, talché se anche non vi fossero dei rivoluzionari, dovrebbe inevitabilmente avvenire, sebbene un poco più lontana. Quello che noi possiamo fare è di affrettarla; noi come parte del popolo possiamo, perchè ne abbiamo una esatta conoscenza, ben dirigere i colpi, ma la rivoluzione deve venire dal basso, dovrà sorgere nelle masse; ed essendo tale, un accordo fra i rivoluzionari è un assurdo ».
Col quarto n., l’organo anarchico cessò improvvisamente le pubblicazioni, per sopraggiunte difficoltà economiche di gestione, stando almeno, ai rapporti di polizia recentemente riesumati da R. Bianco, tra i fondi degli Archivi Dipartimentali delle B.d.Rh. Di tali difficoltà tuttavia, nulla è lasciato trapelare sulle colonne del periodico, che sull’ultimo n. pubblicava, anzi, in manchette, un Avviso in cui si rendeva noto che « per soddisfare il desiderio dei nostri amici, che trovano il formato del giornale troppo piccolo per essere pubblicato in due lingue » i redattori intendevano « farlo uscire in otto pagine, formato doppio di quello del Révolté».


Anziani luoghi di consultazione (1971) / bibliografia:

I.I.S.G.
Paris, BN: [o. 85655.
BA: Fondo Fabbri, n. 115. Be. N (Possiede il solo n. 4).

Bibl. — R. Bianco, La presse anarchiste dans les Bouches-du-Rhône, 1880-1914, Marseille 1972, p. 41 sqq.


Complementi

 Collegamenti agli archivi
Servizio bibliotecario nazionale:  http://id.sbn.it/bid/LO11035700
Biblioteca Franco Serantini:  http://bfsopac.org/cgi-bin/koha/opac-detail.pl?biblionumber=42008

Anche: questo titolo sulla RebAl (Rete della Biblioteche Anarchiche e Libertarie)

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