Bettini

Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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1o Maggio

  • Motto: « Quando un popolo tace innanzi all’oppressione, la sua indifferenza è già il prologo della sua morte » A. R. Parsons — « I sofferenti, ecco quelli che fanno la storia del presente e dell’avvenire, mentre i soddisfatti scrivono quella del passato!…» C. Cafìero.
  • Luogo di pubblicazione: San Paulo (Brasile).
  • Durata: 1 mag. 1892 (a. I, n. 1).
  • Periodicità: [Non indicata].
  • Redattore: Ricci B. Alpinolo; Antonio Motta; Francesco Nassò.
  • Gerente: Achille Desantis, Responsabile del Giornale.
  • Formato: cm. 32,5 × 41,5.
  • Pagine: 4.
  • Colonne: 3.

Prima e concreta manifestazione di un’attività militante fra gli anarchici italiani in Brasile, il foglio intendeva porre le premesse per trasformarsi in un organo a periodicità regolare, che fosse il portavoce del locale ambiente sovversivo. Da qui l’appello Ai compagni, « a che concorrino con tutte le loro forze alla pubblicazione quindicinale d’un organo Comunista-Anarchico », in quanto « la necessità d’un periodo [sic] ebdomadario (?!) che rintuzzi le contumelie volgari della stampa eretiva (?) e venduta, che tenta con ogni mezzo di rimpicciolire e traviare la natura dei nostri ideali d’emancipazione e di rivendicazione umana, è vivamente sentito ». L’iniziativa, testimone anche di un primo tentativo di allacciamento e coordinamento tra le forze militanti presenti nella regione, non ebbe probabilmente un seguito diretto; e difficile risulta oggi da stabilire, se la pubblicazione dell’altro foglio paulista Gli Schiavi Bianchi (vd.), iniziatasi verso la fine di quello stesso mese o i primi del successivo, sia da mettere in rapporto all’appello lanciato dagli editori del 1° Maggio.

Di tono vivace e deciso, il giornaletto era interamente compilato da un coraggioso terzetto di militanti, i cui nomi tuttavia, più non figureranno nella storia successiva del giornalismo anarchico brasiliano. Il romano Antonio Motta rientrerà, d’altronde, quasi subito in Europa; mentre Francesco Nassò, un meccanico piemontese, originario di Busca (Cuneo), morirà non ancora trentaquattrenne, nel mar. 1900, durante un’epidemia sviluppatasi nel centro paulista di Tiete, ove si era stabilito. Solo Achille Desantis, gerente del giornale (nulla mi fu dato conoscere dell’altro redattore R. B. Alpinolo), tornerà a far parlare tristemente di sè una decina di anni dopo, per l’accusa mossagli dagli anarchici di Buenos Aires, di essere passato al soldo della polizia. Vd. la « diffida », sottoscritta da F. Serantoni, G. Ciminaghi e B. Stroppiana, apparsa sotto il tit. Alla caccia delle spie, in « L’Avvenire » (Buenos Aires), a. VII, n. 127, del 26 genn. 1901.

Diffuso in occasione della ricorrenza del 1° Maggio, l’organo anarchico si presentava con un editoriale (Il 1° Maggio e l’anarchismo), firmato per esteso dai tre redattori, nel quale si sottolineavano le divergenze che, sul piano teorico e tattico, opponevano gli anarchici ai « socialisti-autoritari » e si condannava la linea adottata dal Partito Operaio, che « abbracciò ed imprese la lotta politica, tanto più che ai capi era di solletico un seggio in parlamento od in municipio ». I legalitari tutti — vi si legge ancora — hanno tradito l’appuntamento col 1° Maggio, che per gli anarchici era e resta un giorno di lotta e di rivendicazioni economiche e sociali, da « ottenersi direttamente dai padroni, costringendoli con degli scioperi » e non come elemosina concessa dalla borghesia a mezzo d’una legge « votata dai Parlamenti, firmata da re od imperatori, legge voluta, chiesta a mezzo di petizione ai rispettivi Parlamenti firmata da infinite firme ».

Da segnalare è anche lo scritto Espropriazione, dovuto alla penna di F. Nassò, per i termini energici e decisi, con cui vi era sostenuto il ricorso ai metodi antilegalitari di lotta e all’espropriazione, per fini rivoluzionari, della proprietà privata: « Non basta dire vogliamo l’abolizione della proprietà individuale, l’emancipazione umana, dobbiamo bensì servirci degli unici mezzi più diretti e più spicci che ci conducono allo scopo … La proprietà individuale è la causa precipua dei nostri mali. Tiriamo diritto allo scopo senza che si perda tempo dietro rivendicazioni chimeriche, dietro fantasmi. Il primo atto, il più sublime, il più importante della nostra emancipazione, sia adunque l’espropriazione violenta e la messa in comune del capitale e della ricchezza sociale; abbattendone in pari tempo qualunque autorità sotto qualunque forma essa si presenti ».

La quarta p. del giornale, infine, è interamente occupata dal manifesto Lavoratori, con cui veniva sollecitata la compatta partecipazione delle associazioni e degli operai, alla manifestazione indetta in S. Paolo, per il 1° Maggio.


Anziani luoghi di consultazione (1971) / bibliografia:

I.I.S.G.


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