Bettini

Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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Bettini-0798

29 luglio

1900-1901, primo anniversario della caduta del tiranno di Italia, per cura di parecchi gruppi S. A. degli Stati Uniti

  • Sottotitolo: 1900-1901. Primo anniversario della caduta del tiranno dì Italia. Per cura di parecchi gruppi S. A. degli Stati Uniti.
  • Motto: Sulla testata, rispettivamente a sinistra e a destra del tit., compaiono le epigrafi: « La morte di un tiranno è la vita di un popolo » — « Chi ama il popolo non può dolersi della morte di un tiranno ».
  • Luogo di pubblicazione: New York.
  • Tipografia: [Paterson] Tip. della « Questione Sociale ».
  • Durata: 29 lug. 1901.
  • Periodicità: Numero unico.
  • Redattore: [Luigi Raffuzzi].
  • Formato: cm. 33,2 × 51.
  • Pagine: 4.
  • Colonne: 4.
  • Note tipogr.: La la p. è completamente occupata da una complessa scena allegorica, nella quale sono raffigurati tutti gli elementi che caratterizzarono il periodo più retrivo della reazione umbertina: le isole dei coatti; il bagno penale di S. Stefano; alcune lapidi funerarie, sui cui si leggono i nomi di Saiucci, Frezzi, Bresci e a.; e, infine, un groviglio di armi, a testimoniare le sanguinose repressioni popolari, volute da Umberto I. Quest’ultimo è rappresentato al centro dell’intera scena, nell’atto di cadere, colpito a morte dalla spada di una simbolica figura femminile (« La giustizia popolare »). In alto, la testa di Bresci.

Foglio interamente dedicato all’apologià del regicidio di Bresci, edito — ricorrendo il primo anniversario « del grande atto di giustizia che vendicò i pezzenti fucilati d’Italia » (Ai compagni) — per iniziativa del « Circolo di propaganda libertaria » (ex « Circolo Socialista-Anarchico Rivoluzionario ») di New York, costituito nel mag. di quell’anno. Cf. La Questione Sociale (Paterson) del 25 mag. 1901, nella rubr. Movimento Sociale, dove è riprodotto anche il testo della « circolare-annuncio ».

L’esaltazione dell’attentato vi è svolta secondo canoni ormai consueti. Bresci, pertanto, vi è dipinto come incarnazione di quella giustizia popolare, che nel re ha inteso colpire il simbolo, se non la causa, « dei sanguinosi massacri operati sulle plebi inermi di Sicilia, Milano, Pavia; …quel re che premiò i Morra di Lavriano, gli Heusch, i Bava Beccaris, i Crispi e i dilapidatori del pubblico denaro ». Le conseguenze politiche del suo gesto, inoltrp/ e « checché ne dicano sul proposito i forcaiuoli d’ogni risma », non possono’ essere disconosciute, dal momento — è detto — che è possibile intravvederle in quella fase di relativa libertà », di cui beneficia oggi l’Italia, a un solo anno dall’attentato. Nessuno può, infatti, non riconoscere che attualmente « i proletari … possono e reclamano energicamente un pezzetto di più di pane; che i capricci dei governanti sono fortemente combattuti e che non è il rispetto alle leggi ciò che si reclama, ma il regno della libertà; che molti sono stati liberati dal carcere e non sono più popolate le isole del Mediterraneo di uomini che avevano voluto additare ai suoi [sic] simili il rimedio ai mali sociali; che non sono più sistematicamente sequestrati i nostri giornali nè quelli più o meno radicali; che circolano libri che erano stati prima messi all’indice; e che l’ultima ecatombe proletaria (quella di Berrà) ha sciolto l’ali al pensiero, eccitata l’azione, stimolata la vita ». (Vd. i due art., entrambi anonimi, 29 luglio e 1900. 29 Luglio 1901). Per una più lucida e autorevole analisi, sempre dal punto di vista anarchico, di questo rapporto di interdipendenza fra l’attentato di Bresci e l’avvento del liberalismo giolittiano (« La Monarchia si salva nel giolittismo »), si veda comunque, A. Borghi, L’Italia fra i due Crispi, Parigi 1924, p. 15 sqq.; 22 sqq.

Fra i restanti art., che d’altronde nulla aggiungono ai precedenti, per quanto concerne la puntualizzazione dei fatti, si ricordano ancora — oltre una collaborazione di L. Molinari (A Cesare Beccano) — gli scritti Forcaiuoleria. Monarchia e Popolo (a firma: Cremuzio Cordo) e Violenza: in polemica, il primo, con quei larghi strati di proletariato (« nati col bacillo dello schiavo nel sangue »), che si erano schierati con la reazione, nel deplorare l’attentato; in difesa della « violenza » rivoluzionaria, il secondo.


Anziani luoghi di consultazione (1971) / bibliografia:

I.I.S.G.
UM. FIA (Copia microfilmica).


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