Bettini

Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971

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Bettini-0775

Il Anarchia

numero unico pubblicato a cura di un gruppo socialista-anarchico

  • Sottotitolo: Numero unico pubblicato a cura di un gruppo socialista-anarchico.
  • Luogo di pubblicazione: Londra.
  • Tipografia: « Printed at 127, Ossulston Street, London N.W. ».
  • Durata: ag. 1896.
  • Periodicità: Numero unico.
  • Formato: cm. 34 × 49.
  • Pagine: 4.
  • Colonne: 3.

Il progetto, maturato da Malatesta nell’estate 1896, di ridare impulso all’attività rivoluzionaria in Italia — dove, con la caduta di Crispi e il progressivo rientro dal coatto dei militanti più qualificati, si stavano ricreando obiettive condizioni di lotta — presupponeva una ristrutturazione del movimento anarchico, che andava dapprima affrancato da tutte quelle concezioni spurie che ne sminuivano la « credibilità » politica, per poter poi raccogliere le forze sane e disponibili per un serio lavoro ricostruttivo. Già in una lettera del 10 mar. 1896, indirizzata a N. Converti (ed ora in: E. Malatesta, Scritti scelti, Napoli 1954, pp. 167-68), l’agitatore italiano aveva infatti espresso la convinzione che « bisogna innanzi tutto dividerci, per poi riunire insieme quelli che sono d’accordo ed hanno un terreno comune d’azione ». Ciò in pratica significava respingere ogni connivenza con gli individualisti, a qualunque sfumatura essi appartenessero: una presa di posizione, insomma, che si giustificava -— in vista, particolarmente, dell’azione da svolgere in Italia — con l’esigenza di recuperare i consensi e le simpatie di quei larghi strati popolari che, incapaci di distinguere « a prima guisa … le grandi differenze che si nascondono sotto il velo di una parola comune », tendevano a respingere sempre più l’anarchismo, confondendone, appunto, la propaganda con le fumose astruserie degli individualisti « neostirneriani » e identificandolo tout court, con ogni indistinta manifestazione di illegalismo o di violenza indiscriminata.

Il compito di risolvere, in termini concreti, la spinosa questione, venne appunto affidata a questo n.u., che Malatesta lanciò — con la collaborazione di Isaia Pacini, R. Luigi Razzia, A. Agresti e F. Cini — dall’esilio londinese, firmandovi due documenti politici del più alto interesse: Socialismo ed anarchia e Errori e rimedi (accessibili, entrambi, anche nella riproduzione fattane dalla rivista Studi Sociali di Montevideo, nei n., rispettivamente, del 1 giu. 1930 e 21 febb. 1931).

Nel primo dei due scritti, venivano chiariti i rapporti di reciprocità e di vicendevole integrazione esistenti fra socialismo ed anarchismo, due termini che nel loro intrinseco significato devono essere ritenuti complementari, giacché « il socialismo senza l’anarchia, cioè il Socialismo di Stato, ci pare impossibile, poiché sarebbe distrutto dallo stesso organo destinato a mantenerlo », mentre « l’anarchia senza il socialismo ci pare egualmente impossibile, poiché in tal caso essa non potrebbe essere che il dominio dei più forti e quindi metterebbe subito capo all’organizzazione ed alla consolidazione di questo dominio, cioè alla costituzione del governo ».

Con Errori e rimedi, invece, dopo avere ribadito che « vi è oggi tanta gente varia che si chiama anarchica » e che « col nome di anarchia si espongono tante idee disparate e contradditorie », Malatesta procedeva a liquidare la corrente « individualista », colpendola, più particolarmente, nella sua componente terrorista e « ravacholista », al cui operato dichiarava di rifiutare a priori, ogni possibile corresponsabilità politica. « […] C’è negli uomini — scriveva — una tendenza a scambiare il mezzo col fine; e la violenza, che per noi è e deve restare una dura necessità, è diventata per molti quasi lo scopo unico della lotta … Molti anarchici non sono sfuggiti a questo terribile pericolo della lotta violenta. Irritati dalle persecuzioni, ammattiti dagli esempi di cieca ferocia che dà ogni giorno la borghesia, essi han cominciato ad imitare l’esempio dei borghesi; ed allo spirito d’amore è subentrato lo spirito di vendetta, lo spirito di odio. E l’odio e la vendetta essi, al par dei borghesi, han chiamato giustizia … Gridiamolo forte e sempre: gli anarchici non debbono, non possono essere dei giustizieri, essi sono dei liberatori. Noi non odiamo nessuno; noi non lottiamo per vendicarci, nè per vendicare gli altri; noi vogliamo l’amore fra tutti, la libertà per tutti ».

Egualmente rigettato era, infine, l’anarchismo pacifista, d’ispirazione tolstoiana (già battezzato « anarchia passiva »), una dottrina — vi è affermato — che « per quanto appaia sublimemente altruistica, è in realtà la negazione dell’istinto e dei doveri sociali … È curioso osservare come i terroristi ed i tolstoiani, appunto perchè sono e gli uni e gli altri dei mistici, arrivino a conseguenze pratiche pressoché uguali. Quelli non esiterebbero a distruggere mezza umanità pur di far trionfare l’idea; questi lascerebbero che l’intera umanità restasse sotto il peso delle più grandi sofferenze, piuttosto che violare un principio ». (Si ricordi, per meglio comprendere la necessità di questa dura presa di posizione, che all’epoca il « tolstoismo » esercitò sul movimento libertario un fascino maggiore di quanto comunemente non si creda; e che lo stesso Tolstoi, nonostante gli stridenti contrasti rilevabili tra i suol costrutti filosofici ed i presupposti teoretici dell’anarchismo, verrà considerato anarchico dallo stesso Kropotkin (in Avant Garde del 15 nov. 1902); oltre che da A. Hamon e dai giornali Free Society di Chicago e Liberty di New York. Cf. anche la lettera di O. Mirbeau a Tolstoi, nell’Européen del 28 nov. 1903).

Le posizioni espresse da Malatesta in questo n.u., esercitarono un’influenza considerevole sul movimento anarchico di lingua italiana, come fece rilevare la stessa Questione Sociale di Paterson, N. J., scrivendo, in data 30 dic. 1896: « Il grido d’allarme e di risveglio che i nostri compagni di Londra gettarono con la pubblicazione del n.u. L’Anarchia, ha avuto un’eco potente fra i compagni d’Italia ed ha chiamato a raccolta tutte le buone volontà che sinceramente intendono lottare per l’emancipazione del proletariato, senza impicciolire la grande questione sociale con odiose personalità, con bizantismi filosofici e con assurde e immorali teorie».


Anziani luoghi di consultazione (1971) / bibliografia:

I.I.S.G.


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